Architettura italiana degli anni '60-'70: il brutalismo che non sappiamo amare
Il brutalismo italiano degli anni '60 e '70 è uno dei capitoli più controversi della nostra storia architettonica. Edifici come il Palazzo del Lavoro di Nervi a Torino, le università romane di Valle Giulia, interi quartieri di edilizia residenziale pubblica: strutture che dividono tra chi le vede come capolavori di ingegneria e chi come errori da demolire.
**Il contesto storico**
Il brutalismo italiano nasce in un contesto di ottimismo modernista e urgenza: il paese cresce velocemente, servono università, ospedali, case popolari. Il cemento armato a vista è il linguaggio dell'efficienza e della modernità.
**Perché non riusciamo ad amarli**
Rispetto al brutalismo inglese o francese, quello italiano è spesso associato a degrado, abbandono, criminalità. La colpa è quasi mai dell'architettura in sé ma della mancanza cronica di manutenzione e della speculazione edilizia che ha circondato questi edifici con contesti ostili.
**La rivalutazione in corso**
In tutto il mondo il brutalismo viene riscoperto e valorizzato. In Italia stiamo iniziando a farlo in ritardo. Alcuni edifici vengono restaurati e riconvertiti. È una opportunità culturale che non dobbiamo sprecare.
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